Capitolo
1
I vari modelli: differenze tra SJ, Samurai, Santana..
Nel 1982 nasce una nuova vettura in casa Suzuki. Nessuno sa
ancora che una pagina della storia dell’automobilismo sta
per essere scritta. Questa pagina di storia è il Suzuki SJ o
Samurai, il piccolo 4x4 che ha permesso un po’ a tutti di
accedere al mondo dei fuoristrada negli anni ottanta! Data la
bontà del progetto e della costruzione si trovano tutt’ora
in circolazione i primi mezzi commercializzati in Italia, a
cavallo dell’anno 1983/1984. Lo scopo di questo capitolo è
descrivere le principali differenze tra i vari modelli ed
allestimenti.
Il primo tipo di “suzukino” venne chiamato “SJ”
(Suzuki Jeep), in particolare SJ410 identifica la motorizzazione
di 970 cc, mentre SJ 413 identifica la motorizzazione di 1324 cc.
Dopo il 1990 l’SJ lascia il posto al Samurai che ne è l’evoluzione.
Se ci si imbatte in un SJ500 nella maggior parte dei casi si
tratta di un 1300 cc costruito in Giappone, perciò potrebbe
essere sia un Samurai che un SJ413.
E Santana, cos’è? Un modello particolare? Un
allestimento? Nulla di questo! La Santana Motors è una fabbrica
spagnola dove venivano assemblati su licenza Suzuki i modelli SJ
e Samurai. Le vetture prodotte in questo stabilimento erano
quindi marcate Suzuki Santana.
Perciò i suzukini erano fabbricati sia in Spagna che in
Giappone, vedremo in seguito come distinguerli e che differenze
ci sono tra le due produzioni. Infatti la Suzuki dovette studiare
un escamotage per poter far fronte all’esplosione di
richieste per questo piccolo fuoristrada. Le auto giapponesi
erano contingentate, perciò producendole in un paese europeo
questi risultavano dei prodotti europei e non più giapponesi,
semplice!
Veniamo alle principali caratteristiche a confronto tra SJ e
Samurai, indipendentemente dal paese di produzione:
-Gli SJ sono stati prodotti commercializzati dal 1982 al
1988/1989. I Samurai dal 1989 al 2003. Gli anni variano da
nazione a nazione, è quindi possibile trovare modelli importati
parallelamente che siano stati prodotti in annate diverse da
quelle segnalate.
-nei Samurai la carreggiata è più larga di 10 cm, perciò i
Samurai hanno maggiore stabilità degli SJ.
-i Samurai hanno a libretto le gomme di misura 205/70-15; gli
SJ invece hanno le 195/80-15, che sono più strette ma più alte,
caratteristica che regala agli SJ un’altezza minima da terra
superiore ai Samurai.
-gli SJ hanno il freno di stazionamento sulla trasmissione,
mentre i Samurai l’hanno sulle ruote posteriori.
-gli SJ410 hanno rapporti più corti rispetto a SJ413 e
Samurai.
- i primi SJ410 erano 4 marce, poi sono stati prodotti solo 5
marce. Gli SJ413 e Samurai esistono solo 5 marce.
-i primi SJ410 non hanno il servofreno e la barra
stabilizzatrice sul ponte anteriore
-alcuni SJ410/SJ413 hanno balestre mono foglio. I Samurai
hanno tutti più fogli per ogni balestra
-sul Samurai, nei primi anni 90 è stata introdotta l’iniezione
elettronica singlepoint al posto del carburatore. I modelli ad
iniezione si riconoscono perché la cilindrata è passata dal
1324 cc a 1298 cc.
-sono stati prodotti anche dei Samurai motorizzati col
propulsore da 970 cc, in pochi esemplari però.
-I Samurai ad iniezione sono di norma catalizzati. Alcuni
modelli più vecchi, SJ compresi, provenienti da USA o Canada o
Germania possono essere comunque catalitici anche se a
carburatore.
-la plancia è stata ridisegnata completamente da Samurai ad
SJ. I primi SJ410 non avevano il contagiri.
-gli SJ hanno le frecce laterali sui parafanghi, avanzate
verso il paraurti; sono invece arretrate verso la portiera nei
Samurai.
-i Samurai hanno parafanghini maggiorati e cantonali in
plastica sui paraurti, per “racchiudere” la carreggiata
maggiore.
-sulla seconda serie del Samurai (dal 1992 al 1997) è stato
cambiato il disegno della calandra e la panchetta posteriore ha
lasciato il posto a 2 piccoli sedili sdoppiati
-sulla terza serie del Samurai è stato rivisto ancora il
design della plancia, cambiata la calandra, sostituiti i paraurti
in metallo con quelli in materiale plastico verniciato, aggiunto
il servosterzo ed è stata introdotta la motorizzazione TD, che
impiega un motore 1900 cc della Peugeot, seguita poi da un 1900
aspirato della Renault.
Suzuki Santana: come detto in precedenza la Santana Motor
assemblava i Suzuki, utilizzando in parte componentistica di
produzione europea ed in parte materiale proveniente dalla casa
madre.
Come prima cosa impariamo a distinguerli. E’ facilissimo:
-i modelli costruiti in Giappone hanno il numero di telaio che
inizia con “JSA”.
-i modelli costruiti in Spagna hanno il telaio che inizia con
“VSE”.
Le uniche differenze riguardano alcuni componenti tipo
alternatore, motorino avviamento, impianto elettrico, qualcosa a
livello interni e carrozzeria e catena cinematica.
I motori sono perfettamente uguali e venivano spediti in
Spagna privi degli accessori, che venivano installati
successivamente quindi erano di produzione europea. Come impianto
elettrico ci sono diverse modifiche, come la scatola fusibili e
cablaggi vari. Meccanicamente ci sono differenze sulle balestre
che sono più sottili e con meno fogli sui Santana, le pinze
freni e cilindretti/ganasce posteriori sono differenti, il
radiatore ha il coperchio in plastica sui Santana ed in ferro sui
modelli giapponesi. Alcuni modelli giapponesi hanno le crociere
ingrassabili e comunque le crociere giapponesi sono più longeve
di quelle spagnole.
Perciò globalmente i modelli giapponesi sono caratterizzati
da una qualità di materiali e da una cura di assemblaggio
superiori ai modelli spagnoli. Questo conferisce una maggior
robustezza e una maggior affidabilità ai modelli giapponesi,
sebbene non significhi che i modelli spagnoli non siano adatti
all’utilizzo nel fuoristrada anche impegnativo.
Gli appassionati di fuoristrada preferiscono i modelli
giapponesi, perciò le quotazioni dell’usato di questi mezzi
sono leggermente superiori, a parità di anno e condizioni,
rispetto alle vetture prodotte in Spagna.
E’ d’obbligo una precisazione: le caratteristiche
appena elencate non hanno valore “assoluto”. Del Suzuki
SJ e Samurai ne esistono tantissime varianti, tanto che è
veramente difficile trovare 2 mezzi identici. Inoltre quasi tutte
le parti si possono smontare e montare tra i vari allestimenti ed
in mezzi ventennali è facile che qualche proprietario abbia
apportato delle modifiche. E’ quindi probabile imbattersi in
mezzi ibridi rispetto a quanto descritto in questa parte della
guida.